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Peonia: fra timidezza e splendore

 

E' un fiore romantico simile alla rosa la sua origine è la Cina, ma anche il Giappone è da sempre un fiore pregiatissimo, nobile e raffinato. Le varietà europee sono più modeste, perchè hanno sole cinque petali, ma quelle orinetali sono ormai le più difffuse anche da  noi per gli splendidi colori soffusi, tra il bianco e il rosa e la leggerezza morbide delle ricche corolle. Nel linguaggio dei fiori è rimasto il significao di timidezza che ben si addice alle varietà europee e contrasta con le altre ricche e sontuose. Sono i fiori della Primavera e l'inizio dell'estate e questo il periodo dove fiorisce la Peonia, fiori sontuosi elegantie apparentemente fragili che donano alle composizioni di cui entrano a farne parti una indiscussa aria di raffinatezza. Se c'è un fiore che può contendere alla rosa lo scettro di regina dei fiori, questo senza ombra di dubbio è la peonia. Non solo perché per gli inglesi è stata a lungo la "rosa senza spine" e per gli spagnoli la "rosa de San Jorge". Ammirando le grandi corolle voluttuose, traboccanti di petali e a volte di profumo, si coglie che la sua è un'ambizione più che comprensibile, solo un po' offuscata nell'ultimo secolo dall'ingresso nei giardini delle rose Tea, che all'exploit di maggio fanno seguire una lunga stagione di fioritura. Lei, la peonia, invece non si ripete, e forse la sua regalità sta proprio in quell'apparizione perfetta ed effimera che concede in piena primavera. Deve essere questo il motivo per cui in Oriente è considerata simbolo di nobiltà, eleganza e gloria imperiale, e in quanto tale per molto tempo appannaggio esclusivo dei raffinati giardini blasonati nel Celeste Impero. Dedicata a un mito greco Un lungo filo lega la peonia a millenni di storia della civiltà. Sin dal nome, che ricorda il mito greco di Peone. Costui era il figlio del dio della medicina, Asclepio, e curò con successo le ferite inferte da Eracle al dio dell'Oltretomba Ade in una delle trucide disavventure olimpiche ricorrenti nella mitologia. Ade, per sottrarre il ragazzo all'invidia paterna (i genitori talvolta non sopportano di venire superati in abilità dalla propria prole), con riconoscenza lo tramutò nella pianta che conosciamo, bella e curativa. La specie più diffusa nella flora europea si chiama Paeonia officinalis proprio per le virtù medicinali che per un tempo lunghissimo le sono state riconosciute, non a caso principalmente nell'ambito di malattie ancora oggi sfuggenti in parte alla conoscenza. Per i Greci, e poi sino all'Ottocento, le radici e i petali sono stati il rimedio specifico contro l'epilessia, mentre in epoca romana si riteneva che le foglie di peonia, in ghirlande al collo di chi veniva colto da follia, rappresentassero un toccasana per farlo rinsavire. La fitoterapia moderna si limita a usare l'alcaloide e l'olio essenziale estratti da petali e radici per curare nervosismo, spasmi, tossi convulse e varici. Con le dovute cautele, perché la peonia è un rimedio potente e può avere effetti tossici sull'organismo. Persino i semi sferici, simili a piselli lucenti, duri e scuri, in passato hanno avuto un ruolo medicinale: in collane, venivano fatti indossare ai bambini per risparmiare loro il dolore della dentizione. Strano metodo di cura, se si pensa che i semi sono velenosi, come quasi tutti quelli delle piante appartenenti a famiglie prossime alle Ranuncolacee.